Incrociate le
braccia. Forme di sciopero più o meno
organizzato esistono dall’antico Egitto ma è
nel 1768 che avviene la consacrazione,
quando i marinai londinesi disarmano le vele
per difendere i salari. Nel 1880 la Lega
Irlandese dei Lavoratori della Terra decide
invece di “boicottare” (inventando non solo
il metodo, ma anche il termine) il capitano
inglese Charles Cunningham Boycott, odiato
amministratore agrario. Tutti si rifiutano
di vendergli il cibo, di lavorare per lui,
addirittura di camminare sullo stesso
marciapiede. Sino a quando non viene
licenziato.
E noi? Cosa
abbiamo inventato, di nuovo, in questi 130
anni? Me lo chiedo al gate di Linate, dopo
l’ennesimo sciopero di una compagnia aerea
ormai così odiata da fare quasi tenerezza.
Sarà lo
sciopero elettronico la nuova frontiera del
dissenso, come hanno fatto i camionisti USA
e i dealers eBay? Sarà la mail-invasion? Sarà un servizio impeccabile
effettuato indossando maschere a forma di
sorriso? Sarà l’utilizzo sovversivo del
social-network?
Non lo so, ma aspetto un
vostro suggerimento. Perché qualunque cosa
sia, sarebbe ora.
Per promuovere
la scuola di paracadutismo Swiss Skydive,
l’agenzia svizzera Wirz/BBDO ha deciso di
stupire il pubblico personalizzando, in
maniera del tutto spettacolare, gli interni
di un ascensore.
Il risultato è
un ascensore panoramico a 360 gradi che
realizza, una volta entrati, una suggestiva
sensazione di “reale” caduta libera. La
struttura è quella tipica dell’ascensore
panoramico, con i pannelli verticali
realizzati in vetro e totalmente
trasparenti, se non nella base che è
interamente rivestita da un adesivo che
ripropone lo scorcio della città, proprio
quell’angolo urbano che si trova esattamente
sotto l’ascensore.
Una volta
entrati dentro e premuto il bottone per
scendere si ricrea immediatamente la
sensazione di cadere nel vuoto sulla città,
proprio come quando ci si lancia da un aereo
indossando il paracadute.
Un ambient
marketing che, siamo certi, non avrà
lasciato indifferenti neanche gli svizzeri.
Ancora una volta il magazine americano
Esquire fa parlare di sé. Questa volta la
forte notiziabilità è data da uno
stratagemma legato alla struttura della
copertina, anzi delle copertine.
Un approccio mix&match per la cover che,
attraverso un semplice ma divertente
giochino di ritagli, può essere mixata dal
lettore a proprio piacimento.
George Clooney, piuttosto che Justin
Timberlake e Barack Obama, sono alcuni dei
protagonisti che ci hanno messo la faccia.
Presenti all’interno del magazine, questi
volti famosi possono essere mixati e
stravolti sovrapponendo le strisce di un
volto a quelle di un altro presente in
un’altra pagina: la bocca di Obama sotto gli
occhi di Timberlake e, al centro, il naso
del fascinoso George.
Obiettivo di questa iniziativa è di far
divertire il lettore creando un’innovativa
forma di interazione che va oltre la
fruizione canonica del magazine.
Un progetto
realizzato da un binomio tutto al femminile:
Sara Ferrari, giovane designer italiana di
stanza a Londra, si è unita a Marcella
Fiori, esperta di grafica e comunicazione,
per la realizzazione di una eco-agenda tuttofare.
Stiamo parlando
della Dining Agenda, un progetto che unisce
in un solo oggetto due destinazioni d’uso.
L’idea è quella
di un’agenda sulla quale annotare le cose ma
non solo. Come suggerisce il nome, la Dining
Agenda offre la possibilità di portare con
sé anche un kit per un pasto veloce: una
solida copertina di legno, con tanto di
posate da staccare ed una fornitura
bisettimanale di ben 14 tovagliette usa e
getta realizzata esclusivamente in carta
riciclata e provvista di tassello staccabile
per annotazioni.
Adatta a chi è
sempre in movimento ma non vuole rinunciare
ai pasti e a prendere appunti in ogni
momento, questa particolare agenda
interpreta magnificamente i ritmi incalzanti
dei nostri tempi.
Il Bread&Butter abbandona Barcellona. La
fiera dello streetwear ha deciso infatti di
tornare nella propria patria di origine e di
concentrare lo show solo ed esclusivamente a
Berlino.
Barcellona però non rimarrà a guardare. Dal
7 al 9 Luglio negli spazi di Montjuïc Fira
Barcelona andrà in scena The Brandery,
manifestazione a carattere professionale
dedicata alla moda contemporanea che si
terrà due volte l’anno.
Obiettivo della manifestazione, supportata
dal Comune di Barcellona, è di portare in
terra spagnola circa 250 espositori
nazionali e internazionali, strappandoli al
B&B che avrà luogo più o meno nelle stesse
date. Per farlo, la fiera punta su un nuovo
scenario basato non solo sull’abbigliamento
ma soprattutto sui marchi e le persone che
nel “circo” della vita di tutti i giorni,
nelle nostre città, interagiscono fra loro,
imponendosi per stile e personalità.
Cinque le aree in cui sarà divisa
l’esposizione: The Fira, Brandtown,
Brandstreet, The Laundry e The City. Un
valore decisivo è il “Made in Barcelona”,
visto che la città catalana è un punto di
riferimento internazionale e può contare
sull’impulso innovatore necessario affinché
The Brandery si imponga come piattaforma
della moda contemporanea Europea.
Sarà ospitata dal 15 al 17 maggio al Palais
de Tokyo di Parigi “1.618 Sustainable Luxury
Fair”, la prima Fiera del Lusso Sostenibile,
sostenuta dal Ministero della Cultura
Francese e dal WWF.
L’evento si propone di presentare un
approccio originale e sensibile del lusso
attraverso l’esposizione di oggetti e
progetti che, in diverse aree, rappresentano
la migliore combinazione di lusso e
attenzione alla sostenibilità.
Il Salone vuole sensibilizzare il mercato
sui temi dell’eco-sostenibilità, invitando
le compagnie a cercare soluzioni più attente
all’ambiente e ad abbracciare processi di
produzione più puliti.
Il Salone ospiterà opere d’artisti che hanno
messo in essere il loro modo di vedere
l’ecologia, ma anche - per bilanciare
l’estro della fiera - turismo ed hotel di
lusso, automobili ecologiche, design ed
arredamento realizzato con materiali
riciclati. Insomma un evento che interesserà
tanto il fashion system che i green-minders.
Una
comunicazione forte quella realizzata da
Volvo in Portogallo.
Per dimostrare
l’efficacia del nuovo sistema di frenata
automatica, una serie di manichini, i
cosiddetti dummies utilizzati nei crash
test, sono stati sguinzagliati in giro per
il salone dell’automobile di Lisbona con
indosso un cartello recante la scritta:
“Cerco lavoro”.
Oggetto della
comunicazione è il nuovo sistema City Safety
della Volvo XC60, un sistema innovativo che
è in grado di frenare in automatico qualora
il conducente non reagisca in tempo. Il
sistema di frenata si pone l’obiettivo di
diminuire il numero di tamponamenti che
avvengono quando il traffico procede molto
lento ed irregolare.
Uno strumento
che renderà più sicuri gli spostamenti ma
che purtroppo contribuirà al
prepensionamento di tutti quei manichini che
ogni giorno si schiantano contro i muri per
migliorare la nostra sicurezza all’interno
delle automobili. Ora che non ci sarà più
bisogno dei test, che fine faranno i dummies?
Cercano lavoro!
Palazzi che cambiano
fisionomia secondo le funzioni d’uso. Sembra
fantascienza ma qualcosa si muove già, è il
caso di dirlo.
Prada ha annunciato che il 25
aprile aprirà al pubblico il suo ultimo
progetto: il Prada Transformer, nel cuore di
Seoul, che rappresenterà la piattaforma di
comunicazione sulla quale si concentreranno
tutti gli sforzi della griffe nel 2009.
Si tratta di un progetto
realizzato con Rem Koolhaas e AMO, il
think-tank dell’Office for Metropolitan
Architecture (OMA): una struttura
trasformabile che può ruotare e acquisire 4
diverse configurazioni di facciata e
pavimento per accogliere diverse tipologie
di evento. Fitto già il calendario
d’apertura, che dalla fine di aprile al
luglio 2009 prevede eventi artistici,
cinematografici e di moda.
Il Prada Transformer è stato
realizzato con il sostegno di LG Electronics,
Hyundai Motor Company e Red Resource, e sarà
situato accanto al Gyeonghui Palace,
tradizionale palazzo cinquecentesco. Al
successo dell’impresa hanno contribuito
l’entusiasmo e la collaborazione del Governo
di Seoul, città in cui l’interesse per
l’arte e l’architettura contemporanea cresce
di pari passo all’importanza dell’industria
locale dello spettacolo e della moda.
La lista dei
più potenti fashion blogger di Teen Vogue
Teen Vogue ha
stilato la classifica dei fashion blogger
più potenti al momento. La nuova generazione
di re e regine del fashion system mondiale è
composta da ragazze (molte) e ragazzi
(pochi) la cui età non supera i 23 anni; non
vi spaventate, dunque, nel leggere che una
delle blogger più influenti, al numero 8
della classifica, è una ragazzina di 12 anni che
vive a Chicago, mentre la prima in
classifica è una certa Jane di 16 anni che
vive a Trophy Club.
Non sono
stilisti, non sono giornalisti: sono teen
agers esibizionisti e con un gusto
indiscutibile, da far invidia alle editors
più navigate. Internet fa il resto,
superando km e km di province a volte
desolate, che con le capitali della moda
hanno ben poco a che fare.
Nonostante la
giovane età, questi fashion bloggers sono
diventati talmente preponderanti nel mondo
dell’informazione – ufficiale o amatoriale
che sia – da non poterli più ignorare. Non
li ignora la stampa ufficiale, che se ne
serve per trarne spunto o come strumento
diretto, e non li ignora l’arte, stuzzicata
dallo stile dei moltissimi fashion bloggers
che diventano vere e proprie fashion icon di
riferimento. L’illustratore californiano
Danny Roberts, per esempio, ha fatto i
ritratti dei più famosi e li ha raccolti in
un collage molto divertente.
Quanto tempo
perdete a cercare dentro le vostre
affollatissime borsette il rossetto, oppure
gli occhiali, o ancora il telefonino? Per
questo motivo, probabilmente, i designer
hanno cominciato a disegnare borse, pochette
e pc-case sagomati: il contenuto c’è e si
vede. Ovviamente il gioco è ironico, più
stilistico che funzionale, ma la tendenza ha
interessato più di qualche marchio.
A partire da
Karl Lagerfeld, che ha proposto una versione
della mitica handbag 2.55 di Chanel
completamente accessoriata: gli accessori
sono fuori, ordinatamente disposti intorno
alla borsetta incastonata in una sagoma di
plexiglass che ricorda molto le confezioni di
plastica degli accessori di Barbie. Più
dark, invece, le proposte di Natalia Brilli,
giovane designer belga molto apprezzata per
le sue linee di accessori. Oggetti di uso
quotidiano resi preziosi grazie all’utilizzo
della pelle e con il contenuto
“tatuato” sulla superficie.
I tatuaggi sono stati da
tempo sdoganati ed utilizzati come modo per
creare segni indelebili della propria
personalità, del proprio stile e delle
proprie ossessioni. Una delle estensioni più
estreme di questa moda erano stati, qualche
tempo fa, gli scar-tattoos, cicatrici
realizzate su richiesta dalle forme più
disparate.
Ora le artiste Rachel
Murawski e Liz Lessner hanno deciso di fare
un passo ulteriore: realizzare gioielli che
riproducano le cicatrici frutto di incidenti
o interventi chirurgici. L’idea è nata
quando un’amica delle due artiste è stata
operata per cancro alla tiroide. La
cicatrice di questa ragazza era notevolmente
diversa da quella che la mamma di una delle
due artiste aveva riportato in seguito allo
stesso tipo di intervento. Così è nata
It's My Scar , il cui motto è claim
your past and wear your story.
Per avere un gioiello, basta
inviare la foto della propria cicatrice; in
6-8 settimane le due artiste realizzeranno
il pezzo con costi che possono variare dai
200,00 ai 1.500,00 dollari.
La vera
storia della focaccia che mangiò l’hamburger
Qualche anno fa
ad Altamura, comune della Puglia celebre per
il suo prelibato pane, venne inaugurato, tra
la curiosità della gente del luogo, un
grande McDonald's di 550 metri quadri. Dopo
qualche mese un imprenditore del luogo,
titolare di un locale proprio accanto al re
del fast food, decise di aprire una piccola
panetteria in cui produceva la sua
specialità: la focaccia. Da quel momento,
giorno dopo giorno, la concorrenza del
panettiere di Altamura mise sempre più in
crisi il grande colosso americano che, da lì
a pochi mesi, fu costretto a chiudere.
Questa è la
vera storia da cui prende spunto Focaccia
Blues, film-documentario di Nico
Cirasola nelle sale dal 17 aprile. Il film è
un omaggio alla specialità di Altamura,
riconosciuto come uno dei migliori prodotti
da forno, non solo in Italia ma anche in
Europa.
Un progetto
glocale in ogni suo aspetto: tutte le
musiche sono state scritte da musicisti di
origini pugliesi e alcuni pugliesi doc si
son divertiti ad interpretare alcuni camei
nel film: Renzo Arbore e Lino Banfi, Michele
Placido e Nichi Vendola.
Un film corale
che invita a riflettere ironicamente sulla
difesa delle identità territoriali, del buon
gusto e della qualità della vita contro il
dilagare dell’omologazione.
Contribuire
alla ricerca scientifica attraverso un
videogame e direttamente da casa propria è
diventato possibile. E’ il caso di Foldit,
un gioco online ideato da un gruppo di
ricercatori statunitensi per aiutare la
biologia contemporanea nello studio delle
strutture proteiche. Individuare la
struttura delle diverse proteine che
compongono l’organismo umano è un processo
che richiede tempi e costi sempre maggiori,
poichè le combinazioni possibili sono
pressoché infinite. Foldit è il primo
tentativo di ovviare a questo problema
ricorrendo all’intuito delle persone per
trovare scorciatoie che le macchine attuali
non riescono a scovare. Accedendo al sito,
si partecipa ad un “gioco” che che consiste
nel piegare proteine (dal termine inglese
“to fold”) permettendo di identificarne la
struttura attraverso un sistema di
risoluzione a puzzle. Secondo i fondatori,
più proteine verranno identificate, più
facile sarà sviluppare studi e terapie per
combattere gravi malattie come morbo di
Alzheimer, AIDS e cancro.
Sarà un utente
della rete a vincere il prossimo Nobel per
la ricerca?
Essenzialità
e design alla guida della nuova MINI Ray
Un Essential
Store "guida" il lancio della nuova MINI
Ray, il nuovo irresistibile modello
d'ingresso della gamma MINI.
Una versione
esclusiva, pensata per il solo mercato
italiano, il cui lancio mondiale è stato
recentemente annunciato in occasione del
Salone dell'Auto di Ginevra. Elegante come
tutti i modelli di MINI ma essenziale negli
equipaggiamenti e nel prezzo, con quel tocco
di eccentricità che lo rende diverso da
tutti gli altri grazie agli specchietti
fluorescenti. Un auto all’avanguardia, come
solo MINI sa essere, che anticipa le
tendenze in atto in ambito fashion, design e
lifestyle.
Essenzialità e
design le parole chiave dell’evento di
presentazione riservato alla stampa e agli
happy dj hours che si sono susseguiti tra il
24 e il 31 marzo. Il tutto si è svolto nell’
Essential Store appositamente creato
da K-events a Corso Sempione 6, in una delle
zone più vive dalla movida milanese. Un
evento che ha saputo coniugare le esigenze
di visibilità dell’azienda con il linguaggio
“cool and exciting” del mondo giovanile.
Nato a Torino
nel 1969. Nel 1992 ha iniziato a lavorare in
proprio a Torino specializzandosi in
StillLife per l’advertising e nel reportage
industriale. Ben presto allarga il campo ai
ritratti, al fashion e all’advertising. Le
sue immagini comunicano da sole, grande
potenza d’espressione con particolare
attenzione ai dettagli.
Stefano ama
prendere parte a tutte le fasi delle sue
produzioni fotografiche dalla progettazione
al casting fino alla post-produzione del
ritocco digitale.
Nel 2006 ha
scattato tutte le immagini del Programma
Ufficiale della Cerimonia d’Apertura dei XX
Giochi Olimpici Invernali a Torino. Nel 2008
ha realizzato un progetto d’immagine per la
Cerimonia d’Apertura dei Campionati Europei
di Taekwondo di Roma. I suoi lavori sono
stati pubblicati su giornali e riviste come:
New York Times, Style Montecarlo, Elle, JM,
Men’s Health, Sportweek. Ha realizzato le
campagne benefiche per SOS Italia Villaggi
per Bambini e la Lila.
Le sue opere
sono state esposte a Ningbo e Pechino
all’interno della mostra “Vicina” Life Style
Made in Italy. Ha realizzato campagne per:
Reebok, Dainese, Fila, Alfredo Pria, Le Coq
Sportif, Nikon, e molti altri brands.
Francesco Paolo
Del Re, Maria Romana Francolino, Tatiana
Nardini, Margherita Marchegiani, Annalisa
Pagliaroli, Cristiana Raffa, Azzurra Meucci,
Adriano Martella
I
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